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Il GIUBILEO
DEL 2000 Un
ricordo del Giubileo del 2000 della Diocesi di Roma
"Con pari
dignità ed importanza", scrisse Giovanni Paolo II, "l'Anno Santo sarà celebrato per
la prima volta (oltre che a Roma e in tutte le diocesi sparse per il mondo) anche in Terra
Santa.
Il Giubileo avrà inizio nella notte di questo Natale con l'apertura della "porta
santa" a S. Pietro, poche ore prima della celebrazione inaugurale prevista a
Gerusalemme e Betlemme e dell'apertura della porta santa nelle altre Basiliche di Roma,
tranne S. Paolo fuori Mura.
A S. Paolo, infatti, l'apertura è rimandata al 18 gennaio, giorno in cui ha inizio, in
tutto mondo, la "Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani". Si vuole
sottolineare, anche così il particolare carattere ecumenico che vuole contraddistinguere
questo Anno Santo."
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Sin dal primo Giubileo,
settecento anni fa, il pellegrinaggio a Roma (faticosissimo e pericolosissimo, tanto che
prima di partire da posti lontani spesso si faceva testamento) è stato premiato con
"l'indulgenza", frutto di un particolare atteggiamento della Chiesa verso coloro
che non solamente affrontano i sacrifici di un viaggio (anche se oggi assai meno
problematico) e la visita a San Pietro o alle altre Basiliche, ma soprattutto si pongono
nella disposizione d'animo di aderire con sincera decisione al Vangelo. Per ottenere questo dono occorre innanzitutto ricevere il sacramento
della Riconciliazione, il cui nome stesso sta a significare che per mezzo di esso ci
riconciliamo con il Signore, visto che (peccatori come tutti siamo) il suo perdono è
essenziale per riprendere il cammino senza impacci.
Il naturale secondo passo è accostarsi al sacramento dell'Eucaristia, accompagnando
questi due momenti cosi importanti con la testimonianza di comunione con la Chiesa
(manifestata con la preghiera che ci unisce alle intenzioni del Papa) e con l'esercizio di
atti di carità verso i fratelli che si trovano in difficoltà, nel dolore, nella
povertà, nell'emarginazione, senza dimenticare che è un bellissimo atto di amore
fraterno anche quello di condividere la gioia degli altri e farla diventare nostra. |
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Atti di amore e di solidarietà
per un cristiano dovrebbero essere (possiamo dire: devono?) pane quotidiano sarebbe
orribile pensare che qualcuno - per "lucrar l'indulgenza" - si decidesse una
tantum a visitare un ammalato o fare magari una generosa (!?!) elemosina: significherebbe
che il comportamento legalistico dei farisei, così lontani dal modo di pensare di Gesù,
non è ancora morto. Ma ci sono anche altre
iniziative che ci possono far vivere in modo concreto e generoso lo spirito penitenziale,
che è come l'anima dell'Anno Santo: per esempio rinunciare a consumi superflui e
dirottando verso chi ha più bisogno una proporzionale somma di denaro.
Un po' come facciamo in Quaresima a San Frumenzio con la Messa-cena,
quando saltare il pasto della sera ci fa sentire più vicini a coloro che purtroppo lo
fanno involontariamente.
Ma ciascuno saprà inventarsi l'iniziativa migliore che aderisca allo spirito del
Giubileo.
La Chiesa ci propone anche un atto d'amore pratico verso
coloro che non ci sono più. Ognuno ha nel suo cuore la memoria di persone care defunte, a
cui ci lega non solo l'affetto ma la speranza (che Cristo è venuto ad annunciare) della
resurrezione: noi possiamo ottenere l'indulgenza anche per loro. |
C'è stato chi sulla stampa e in certi
spettacoli televisivi) ha ironizzato sul fatto che "nel Duemila si parli ancora
d'indulgenze", quasi fossero un tentativo di accaparrarsi a poco prezzo il Paradiso
(rinunciare a una sigaretta bere un cognacchino in meno ... ), praticato da vecchi
bigotti.
Se fosse veramente così, potremmo dargli torto?
Sta a noi dimostrare il contrario e rispondere a certa
ironia, non con parole che lasciano il tempo che trovano ma con un comportamento concreto,
coerente.
E allegro.
Il GIUBILEO della Diocesi di
Roma
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