Chi siamo?
L'origine spiega l'identità: siamo un gruppo nato da una comunità cristiana
parrocchiale, espressione di questa comunità e del suo sentire il regno di Dio.
Noi sappiamo e sperimentiamo che la nostra parrocchia è chiesa: luogo
della presenza del Signore, dell'ascolto della Parola e della celebrazione dell'evento
pasquale di salvezza e di liberazione. Qui nutriamo la nostra fede e il senso profondo del
nostro operare: occuparci delle ragazze di strada e dei clienti è continuare i gesti di
liberazione e le parole di salvezza di Gesù, è continuare l'Eucaristia, perché intorno
all'altare del Signore ci sia posto per tutti, e viceversa, perché il mondo intero
diventi il regno che il Figlio offrirà al Padre.
Sentiamo quindi di esprimere la sensibilità di una comunità verso i poveri di oggi e di
alimentare questa sensibilità perché non venga mai meno.
Attualmente siamo circa 15 tra giovani e adulti: fanno parte del nostro
gruppo anche alcuni volontari che prestano servizio presso le case d'accoglienza.
Quale è il nostro compito?
Prima di tutto darci dei momenti di fraternità e di preghiera.
E' per noi necessario "lavarci i piedi" soprattutto gli uni gli altri e
lasciarceli lavare dal Signore. Abbiamo bisogno di silenzio e di confronto con la Parola
per rigenerare le nostre motivazioni; abbiamo bisogno di accoglierci e di conoscerci, di
far emergere fra di noi un clima e uno stile di autentica condivisione.
L'altro compito è formarci, per non correre il rischio di operare con approssimazione e
superficialità, ma da persone competenti.
L'aiuto delle ragazze
Vogliamo esprimere una solidarietà non
pietistica o consolatoria, ma che consideri le ragazze davvero come persone.
Al primo posto mettiamo l'incontro con ciascuna di loro e la possibilità di stabilire una
relazione sempre più profonda nel tempo. Questo significa anche credere alla possibilità
di risvegliare in loro il senso della dignità, il rifiuto della violenza e del guadagno
facile, il coraggio della denuncia. Con la nostra amicizia vorremmo non solo riempire il
vuoto della solitudine di tante ragazze, ma anche "risuscitarle" alla speranza,
al desiderio di un lavoro normale. Vogliamo portare il Vangelo a queste ragazze, con la
parola e soprattutto con stili e comportamenti da cristiani. Abbiamo imparato con
l'esperienza quanto le ragazze cristiane della Nigeria o del Ghana aspettino il momento
della preghiera fatta con noi.
Tutto questo richiede da parte nostra la pazienza dei tempi lunghi e,
nello stesso tempo, la determinazione a non lasciare nulla di intentato. In particolare
abbiamo in mente di strutturare e collaudare un percorso per le ragazze che vogliono
uscire dalla strada, che preveda un appoggio alle cosiddette "case di fuga", la
ricerca di un lavoro, la sistemazione in Italia o il ritorno in patria, accompagnando le
ragazze in ogni fase di questo percorso, a partire dalla strada.
Compito di sensibilizzazione
Abbiamo l'esigenza di allargare lo sguardo e di tenere conto della vera portata del
problema della tratta. Si tratta di creare una cultura contraria allo sfruttamento e alla
prostituzione. In questa ottica intendiamo incontrarci e confrontarci con la comunità
cristiana parrocchiale, con gruppi e singoli nelle altre parrocchie della prefettura,
nelle scuole e nelle realtà che abitano il territorio, con i carabinieri e con la
polizia, con la diocesi.
Con chi collegarci?
Siamo convinti che il problema della tratta esiga la creazione di una struttura in rete.
Dobbiamo cercare di collaborare con tutti, individuando obiettivi comuni verso cui far
convergere le forze: gruppi parrocchiali di operatori di strada, case famiglia,
associazioni ecclesiali o centri diocesani, forze dell'ordine, comune di Roma,
associazioni laiche, ambasciate.